Gianni Brera, Il Calcio Veneto. In rari casi, le persone possono soffrire di una condizione medica che comporta un eccesso di calcio nel sangue (ipercalcemia). Da una vignetta Disney di apertura, probabilmente, non mi attendevo una panoramica con in primo piano esseri non topeschi o papereschi, per giunta mostruosi e sovradimensionati rispetto alle consuete rotondità di paesaggi e persone note. Con la sua adozione e con il suo mancato rispetto da parte del regime libico la pagina è stata voltata. Come Hokusai, che a forza di dipingere la stessa cosa per anni alla fine è riuscito a farlo con un unico gesto perfetto, il disegnatore tira fuori dalla pagina tavole evocative dove il lato comico, anche nei momenti leggeri, è messo da parte per massimizzare l’impatto visivo della storia. La messa in scena de La strada segue la trama del film in maniera quasi pedissequa, anche se la malinconia neorealistica lascia qui spazio a gag e umorismo (e a un minimo di azione).
Il gusto di vedere Carl Barks, maglie calcio 2025/26 le sue storie e i suoi paperi disegnati da Cavazzano supera ogni possibile apprezzamento per la trama. Celebrazione di Carl Barks, Zio Paperone e l’uomo dei paperi mischia metafiction, omaggio e ricreazione filologica delle prime apparizioni dei paperi di Barks, nascondendo a fatica il puro intento giocoso di inserire il fumettista come personaggio di una storia. I temporali, il rabbuiarsi del cielo e l’acqua che cade a scrosci diventano il personaggio principale della storia, accompagnando le ricerche di Topolino fino a un finale amarotico, con una splash page della città affogata tra la notte e le luci artificiali che sembra uscita da un noir giapponese. La storia, che si chiude con la presentazione alla mostra del cinema di Venezia di un film fittizio dedicato all’amicizia tra Barks e Paperone (dettaglio inserito, a detta di Salvagnini, solo per contestualizzare temporalmente la vicenda), costituisce un unicum per la presenza diegetica di un autore Disney, omaggio riservato a Walt soltanto, che tanto aveva contributo a formare Cavazzano come disegnatore. Giorgio Cavazzano sostiene la storia con le migliori pagine delle sua produzione recente: la doppia splash in cui i fianchi delle montagne scavate dal vento e dalla matita si muovono verso l’alto, le vignette con prospettive marcatissime, le lingue di ghiaccio, i giochi di linee con le corde da scalata, le vedute silenziose che sembrano realizzate da un membro dell’ashcan school che è scappato dalla città ed è andato a vivere sulle Dolomiti.
A differenza dal solito, i due però non sono trasformati in topi, cani o paperi, ma sono loro stessi, ben rappresentati in forma umoristica da Giorgio Cavazzano (che del resto all’epoca aveva già molta esperienza con personaggi non disneyani o antropomorfi, come Altai e Jonson). Attraverso la storia cornice di una giornalista che si reca a casa di Barks per intervistarlo, lo sceneggiatore Rudy Salvagnini snocciola tutte le apparizioni di Paperone, Paperino e il resto del cast piumato e le sistema in un percorso ipotetico in cui Paperopoli tutta sarebbe già esistita e Barks si sarebbe limitato a far conoscere al mondo questi personaggi. Per l’occasione, i personaggi sono tenuti a indossare particolari costumi di scena che li rendono simili alle loro versioni anni Trenta: Topolino ha i pantaloni corti con i distintivi bottoni gialli, Pippo gilet rosso e niente pantaloni, Gambadilegno ha… L’altra singolarità sta nel fatto che Topolino e soci appaiono qui nel loro look classico: il Topo ha i pantaloni corti e rossi e occhi completamente neri, mentre Minnie è raffigurata con il gonnellino a pois, dando alla storia una nota vintage che accompagna la scelta di una colorazione che ricorda quella delle sunday page americane.
Al termine della 24ª giornata, grazie a una netta vittoria per 5-1 a Sassari in casa della Torres Terra Sarda mentre l’inseguitrice Enterprise Lazio perde fuori casa con il Bardolino, il Foroni Verona ha 9 punti di vantaggio sulla seconda in classifica e, con due giornate dal termine, conquista matematicamente il titolo di Campione d’Italia. Un classico che forse oggi funziona ancor più di ieri, grazie a una maggiore consapevolezza dei lettori (e alla facile reperibilità di informazioni su tutto quello che c’è dietro). Oggi che non posso più ricostruirli li immagino bizzarri, pieni di suoni roboanti, goduriosi come esplorazioni sfrenate di un mondo fantastico, noto forse solo a me e a pochi fortunati (lettori di Cimino/Cavazzano). La avrei cercata per anni, o mesi, o forse solo settimane – so solo quanto intensamente la cercai, e quanto ancora la mia memoria sia lì, tesa, alla spasmodica ricerca di una lettura incredibile.